Le regioni mantengono elevata l'autonomia dei comuni

Il 30 novembre 2014 si voterà sulla legge mantello sulla riforma territoriale. L'elemento centrale della proposta in votazione è costituito dall'assetto organizzativo delle 11 regioni già decise dal Popolo. La legge costituisce la base per la funzionalità e la capacità di agire delle regioni. Se dalle urne uscirà un SÌ, le regioni potranno iniziare la loro attività all'inizio del 2016. 
 
Perché una seconda votazione sulla riforma territoriale?
Il 23 settembre 2012, il Popolo grigionese ha approvato a chiara maggioranza una revisione parziale della Costituzione cantonale con 31 788 voti (77%) contro 9410 (23%). Il Popolo grigionese ha così creato 11 regioni che sostituiranno gli attuali 39 circoli, 14 corporazioni regionali e 11 distretti. In questo modo, il cosiddetto livello intermedio cantonale verrà considerevolmente semplificato.
Una volta stabilita questa base costituzionale, è stato necessario elaborare il diritto derivato. Accanto all'attribuzione dei comuni alle 11 regioni decise, ne andava in particolare disciplinata l'organizzazione. La linea guida strategica vede le regioni come un livello esecutivo e di coordinamento che deve svolgere in modo efficiente ed efficace e con una qualità elevata i compiti delegati alle regioni dai comuni ed eventualmente dal Cantone. Per dare seguito a questa esigenza, negli organi decisionali delle regioni dovranno sedere esclusivamente membri dei municipi, i quali saranno garanti per una filiera decisionale breve e trasparente. L'assetto organizzativo delle regioni costituisce il presupposto imprescindibile affinché queste possano iniziare la loro attività.
Il Gran Consiglio si è occupato di questo diritto derivato nella sessione di aprile 2014. Dopo un approfondito dibattito, ha approvato la legge mantello sulla riforma territoriale con 88 voti favorevoli contro 13 e 6 astensioni. Il Gran Consiglio ha approvato senza voti contrari gli altri elementi della legislazione esecutiva della riforma territoriale (revisioni parziali e abrogazione o emanazione di ulteriori leggi). Il referendum popolare e dei comuni lanciato contro la legge mantello è riuscito, ragione per cui il 30 novembre si voterà su questa parte del diritto derivato. 

Le 11 regioni sono ormai decise
Con le loro argomentazioni, gli oppositori al progetto inducono talvolta a credere che un NO alla legge mantello metterebbe in discussione anche la revisione parziale della Costituzione cantonale decisa dal Popolo nel 2012, ma non è così. La creazione di 11 regioni e lo scioglimento dei 39 circoli, delle 14 corporazioni regionali e degli 11 distretti sono definitivi. Il Popolo lo ha già deciso. La legge mantello si occupa di garantire il funzionamento delle 11 regioni decise.
Anche l'attribuzione dei comuni alle 11 regioni è parte del progetto. Essa è incontestata e non viene del resto criticata nemmeno dal comitato referendario. 
 
La prevista organizzazione delle regioni è adeguata e democratica
A essere contestato è unicamente l'assetto organizzativo delle regioni. La legge mantello organizza le regioni quale livello intermedio tra comuni e Cantone, livello che dovrà essere semplice, snello e prossimo al cittadino. La futura forma organizzativa punta al principio dell'equivalenza fiscale (chi paga decide); ciò che rafforza l'influsso dei comuni per i quali le regioni svolgono dei compiti. I rappresentanti regionali non possono dunque più decidere ciò che i comuni devono finanziare a posteriori. I municipali democraticamente eletti rappresentano i comuni negli organi regionali. Le esigenze dei comuni saranno così considerate in misura superiore rispetto a quanto avvenuto finora. Nell'interesse di un adempimento uniforme dei compiti, le organizzazioni che svolgono compiti loro delegati dallo Stato (Cantone o comuni) devono presentare un assetto organizzativo identico almeno nei tratti essenziali.
Se un comune delegherà un compito alla regione, lo farà tramite accordi di prestazioni. Le prestazioni reciproche saranno così disciplinate secondo criteri semplici, trasparenti e comprensibili. Elevata qualità ed efficienza nell'adempimento dei compiti saranno raggiunte attraverso il riesame regolare del contenuto degli accordi di prestazioni, che verranno poi eventualmente ridiscussi. Inoltre, nella maggior parte dei casi sono gli aventi diritto di voto dei comuni a decidere in merito alla stipulazione di un accordo di prestazioni: un chiaro beneficio per la democrazia diretta.
In questioni concernenti la pianificazione territoriale, le regioni potranno senz'altro collaborare anche in futuro a livello sovraregionale. L'adempimento comune dei compiti era ed è prassi corrente adottata frequentemente e con successo in diversi settori dalle odierne corporazioni regionali (ad es. collegamento dei comprensori sciistici Arosa - Lenzerheide o Sedrun - Andermatt, Ruinaulta, parco naturale Beverin, programma d'agglomerato della 2a generazione). Questa collaborazione tra regioni rimarrà possibile anche con la riforma territoriale.

Rafforzamento dell'autonomia comunale, rafforzamento del federalismo
Sarà abolito l'attuale obbligo di far svolgere alla corporazione regionale compiti comunali anche contro la volontà di un comune. Se risulta sensato e necessario, il diritto cantonale può prescrivere l'adempimento di un compito da parte della regione; ciò è ad esempio il caso nei settori della pianificazione direttrice, degli uffici dei curatori professionali, delle esecuzioni e fallimenti, nonché dello stato civile. In assenza di una tale disposizione di diritto cantonale e al contrario di quanto vale attualmente, non dovrà essere possibile obbligare i comuni ad adempiere i compiti a livello regionale. L'autonomia comunale viene chiaramente rafforzata, se i comuni desiderano e sono in grado di svolgere tali compiti in autonomia e sotto la propria responsabilità. Un federalismo funzionante si basa su comuni forti. Il progetto in votazione il 30 novembre 2014 rafforza l'autonomia dei comuni!


Persona di riferimento:
Consigliera di Stato Barbara Janom Steiner, direttrice del Dipartimento delle finanze e dei comuni, tel. 081 257 32 01, e-mail: barbara.janom@dfg.gr.ch  


Organo: Governo
Fonte: it Cancelleria dello Stato dei Grigioni