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Davos: Dimostrazione non autorizzata del 29 gennaio 2000

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I promotori del comitato di coordinazione Anti-OMC, che avevano mobilitato diversi attivisti per una dimostrazione non autorizzata, hanno dato prova sabato di non essere in grado di assicurare lo svolgimento pacifico della medesima. Già prima dell'inizio della dimostrazione, previsto per le 15.00, diversi gruppuscoli di attivisti hanno cercato il confronto con le forze dell'ordine e provocato disordini. Nel corso della manifestazione due agenti di polizia, uno proveniente dal Cantone di San Gallo e l'altro dai Grigioni, sono stati feriti dai dimostranti e hanno dovuto essere ricoverati all'ospedale di Davos. Ancora in serata, dopo le cure del caso, i due agenti sono stati dimessi. Due persone sono state fermate e rilasciate nel corso della serata di sabato. L'ammontare totale dei danni materiali provocati dai dimostranti non ha potuto ancora essere quantificato.
Attorno alle 15.00, circa 1'000 manifestanti si sono riuniti nei pressi della stazione ferroviaria di Davos Dorf. La polizia inizialmente ha tentato di evitare la formazione del corteo erigendo un blocco visivo, allo scopo di limitare da un lato il raggio d'azione dei manifestanti e dall'altro di convogliare gli attivisti entro un'area prestabilita. All'uopo sono stati eretti dei posti di blocco sia sulla Promenade che sulla Talstrasse. In questa fase iniziale del confronto, la polizia ha espressamente evitato di ricorrere all'uso della forza, per non vedersi rimproverare di provocare aggressioni. La proposta di dialogo sottoposta dalla polizia ai manifestanti è stata dai medesimi respinta categoricamente. Poco tempo dopo, un gruppo di attivisti è riuscito a forzare un posto di blocco e ad incamminarsi lungo la Promenade con l'intenzione di raggiungere il palazzo dei congressi. All'altezza Schiabach, le forze dell'ordine sono riuscite a fermare il corteo. Il palazzo dei congressi non è stato toccato dalla manifestazione e il suo programma ha potuto proseguire senza subire ritardi o modifiche.
I primi atti intimidatori erano iniziati già in mattinata verso le 08.45, allorché ignoti avevano lanciato dei contenitori di colore contro il convoglio di vetture di una delegazione iraniana. Alle prime schermaglie sono seguiti altri danneggiamenti e lanci di contenitori di colore. Diverse vetture parcheggiate lungo la strada sono state prese di mira dagli attivisti e danneggiate. Diverse vetrine sono andate in frantumi. Non è ancora possibile stilare un bilancio totale dei danni provocati. Lungo le vie di accesso a Davos la polizia ha provveduto a controllare diversi pullman, che trasportavano attivisti diretti a Davos ed intenzionati a prendere parte alla dimostrazione. Verso mezzogiorno tre autobus hanno bloccato per protesta la strada cantonale della Prettigovia a Saas. Dopo mezz'ora si sono rimessi in marcia in direzione di Davos. A Davos diverse strade sono state chiuse temporaneamente al traffico e anche le corse dei bus di linea tra le stazioni ferroviarie di Davos Dorf e Davos Platz hanno dovuto essere soppresse tra le 14.30 e le 19.45. Nel corso dei controlli effettuati lungo gli assi stradali in Prettigovia e nella Landwasser, la polizia ha sequestrato diversi oggetti contundenti e altro materiale che i manifestanti recavano seco.

Misure di sicurezza rafforzate
La polizia cantonale dei Grigioni ha preso sul serio le minacce proferite dai militanti Anti WTO e all'uopo il dispositivo di sicurezza è stato adeguato alle nuove evenienze. Lo scopo dell'intervento delle forze dell'ordine era quello di prevenire, nell'ambito del possibile, un'escalazione della violenza ed il ripetersi di disordini. Al contempo, la Confederazione ha delegato alla polizia cantonale il compito di assicurare la sicurezza di tutte quelle persone, che considerato il loro status personale, ricadono sotto l'egida dell'art 29 Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche.
La polizia cantonale dei Grigioni è stata coadiuvata nel suo arduo compito da effettivi provenienti da numerosi altri Cantoni, dal Corpo Guardie fortificazioni e dal Principato del Liechtenstein.
Quelle: Kantonspolizei Graubünden
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