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Discorso per il Digiuno federale 2014

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Il Governo alla popolazione del Cantone dei Grigioni

Care concittadine, cari concittadini,

in passato, molti discorsi per il Digiuno federale iniziavano ricordando la funzione di questo messaggio rivolto ormai da oltre 160 anni alla popolazione. Esso deve esprimere il legame tra Chiesa e Stato ed evidenziare che i valori cristiani fondamentali sono una linea guida per l’agire dello Stato. La lettura nelle chiese del discorso per il Digiuno federale avviene contemporaneamente a una colletta il cui ricavato sarà destinato a scopi di utilità pubblica.

Dalla determinazione, a metà del XIX secolo, di questi valori cardine per il discorso del Digiuno federale, società, Chiesa e Stato sono cambiati. I cambiamenti non sempre sono avvenuti di pari passo. Soprattutto Chiesa e Stato sono stati confrontati con sfide diverse che nell’ambito dei loro compiti, nonché delle loro strutture, tradizioni e possibilità sono state affrontate diversamente.

Come ha affrontato questi cambiamenti chi si è occupato di scrivere il discorso per il Digiuno federale? Il contenuto del messaggio è rimasto in sostanza invariato o simile? In primo piano vi è tuttora il legame oppure questo messaggio viene maggiormente utilizzato come pretesto per affrontare dei conflitti? Il tono è diventato più critico e più energico o ci si sforza di trasmettere equilibrio, mediazione e riconciliazione? Il discorso per il Digiuno federale cerca di accompagnare tempi e sviluppi difficili con speranza e ottimismo oppure predominano pessimismo e rassegnazione?

È evidente che nel quadro del messaggio odierno non è possibile fornire un’analisi completa che copra un secolo e mezzo. Le riflessioni vanno piuttosto focalizzate sui periodi più recenti. In questo modo si accetta che non tutti gli sviluppi fondamentali trovino il meritato apprezzamento.

Diciamolo subito: negli ultimi anni, il discorso per il Digiuno federale né è diventato un manifesto nella discussione sul rapporto tra Chiesa e Stato, né tende a imporre determinate posizioni alle concittadine e ai concittadini o ai responsabili delle Chiese. Di regola rinuncia a invitare i signori ecclesiastici a lasciare che nelle loro prediche domini lo spirito di amore e riconciliazione e ad astenersi dagli accenni a controversie politiche. Era proprio questa l’aspettativa allo scritto formulata a questo proposito in un protocollo del Gran Consiglio risalente al 1846. Ma il discorso per il Digiuno federale è senz’altro in grado di rimandare al valore di un dialogo funzionante tra Chiesa e Stato, dialogo naturalmente caratterizzato da rispetto e tolleranza.

Le reazioni e le discussioni che seguono la pubblicazione del discorso per il Digiuno federale confermano l’impressione che il discorso si orienti piuttosto al dialogo e sia formulato in modo conciliante. È ovvio ed è una fortuna che vi siano simili reazioni e discussioni. A volte risultano argute o anche aspre. È capitato ad esempio che in un singolo caso si è rinunciato alla colletta perché in disaccordo con lo scopo di destinazione dei ricavati. Oppure sono state espresse opinioni nettamente divergenti relative al riconoscimento del rapporto tra Chiesa e Stato perché il punto di vista ecclesiastico era un altro. Infine, anche le concittadine e i concittadini si rivolgono a chi scrive il discorso per il Digiuno federale con complimenti, ma anche con critiche.

Se però di regola il discorso per il Digiuno federale non è uno scritto inteso ad accendere una discussione pubblica controversa, quale funzione può allora rivestire oggigiorno? Si nota che la riflessione sui valori cristiani fondamentali nella conduzione dello Stato e nell’adempimento dei suoi compiti è rimasta un’esigenza centrale di numerosi discorsi per il Digiuno federale proprio come si immaginava. Porre se stesso senza riserve al servizio della comunità, agire con amore verso il prossimo e con tolleranza, mostrare rispetto per le persone con opinioni diverse, impegnarsi a favore della dignità umana, della giustizia, della pace, della sicurezza personale e sociale: tutto ciò è espressione di questa posizione. Un’importanza centrale va attribuita alla constatazione secondo cui i valori cristiani fondamentali esplicano i loro effetti soltanto se ognuno vive effettivamente questi valori laddove si trova e nell’adempimento dei suoi compiti.

I discorsi si dedicano sempre anche al confronto con i principi fondamentali della celebrazione del Digiuno federale, ovvero ringraziare, fare penitenza e pregare. La gratitudine viene percepita generalmente come gratitudine nei confronti del Creatore. La gratitudine è però anche opportuna per il benessere personale, la salute, la sicurezza materiale e per la possibilità di poter vivere in un Paese libero. La penitenza può essere intesa quale possibilità di imparare dagli errori commessi e, una volta riconosciuti questi errori, di cambiare di conseguenza il proprio comportamento. Nella preghiera, ognuno può inoltre rivolgersi a Dio, esprimendo preoccupazioni o gioia.

Molto spazio è infine dedicato all’appello alla solidarietà nei confronti di persone che vivono in situazioni difficili, la cui esistenza è messa in pericolo o la cui integrità fisica o la vita è direttamente minacciata. Uno Stato può funzionare solo se le autorità, nonché le cittadine e i cittadini garantiscono un’esistenza con dignità anche ai più deboli e alle persone meno privilegiate. L’indigenza ha molti volti. Il compito dello Stato consiste nel riconoscere una situazione di indigenza e nell’alleviarla, proprio insieme alle Chiese e alle istituzioni private.

Tuttavia, la solidarietà non deve fermarsi ai confini del proprio Stato. Impegno umanitario, misure intese a mantenere la pace e il rispetto vissuto per altre culture e comunità sono i pilastri portanti dell’etica cristiana. Molte persone a questo mondo conducono una vita di dipendenza, non sono nemmeno in grado di soddisfare le esigenze più basilari della vita quotidiana o sono esposte a repressione e violenza per la sola appartenenza a un determinato gruppo di popolazione o a una determinata religione. È chiaramente anche compito nostro lottare attivamente contro simili condizioni inaccettabili e indegne.

In un tempo in cui, sulla base dell’ampia interconnessione e comunicazione, i problemi diventano sempre più grandi e il tempo per risolverli diventa sempre più breve, gli scontri nella società e nella politica diventano sempre più aspri, i ritmi frenetici predominano e le pause per una riflessione più approfondita sulle questioni scottanti vengono sovente liquidate come qualcosa di inutile, vi è bisogno più che mai di occasioni per riflettere sui valori a cui orientarsi. Il Digiuno federale è una simile occasione. Il suo obiettivo è invitare le persone a cercare appoggio e orientamento nei valori cristiani fondamentali. Il discorso per il Digiuno federale vuole sostenerle in questo processo, mettendo i valori cristiani in relazione con la vita quotidiana, illustrando le vie dell’equilibrio e della riconciliazione, nonché rafforzando la volontà di impegnarsi a favore della comunità.

Affrontiamo il futuro con un atteggiamento positivo. Dimostriamo rispetto per i rischi onnipresenti, ponendo al contempo in primo piano le opportunità. Traiamo dalla fede cristiana quella forza di cui abbiamo bisogno nella vita quotidiana per noi stessi, per le nostre famiglie e i nostri amici e per il sostegno di persone meno privilegiate. In questo senso invochiamo per voi, care concittadine e cari concittadini, per il nostro prossimo e per noi stessi, la protezione dell'Onnipotente.

Coira, settembre 2014

In nome del Governo
II Presidente: Mario Cavigelli
Il Cancelliere: Claudio Riesen
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