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Gli accertamenti confutano i rimproveri mossi contro i responsabili del rinvio forzato

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Il rinvio forzato di una famiglia siriana a metà luglio si è svolto in modo corretto, i rimproveri nei confronti dell'Ufficio per questioni di polizia e di diritto civile nonché della Polizia cantonale si sono rivelati ingiustificati. È quanto risulta dagli accertamenti commissionati dalla Consigliera di Stato Barbara Janom Steiner, Direttrice del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità, in seguito ai rimproveri da parte di diverse organizzazioni e persone. La Consigliera di Stato mercoledì mattina ha informato in merito, assieme all'avvocato Dr. Andrea Cantieni che ha svolto gli accertamenti.

In relazione al rinvio forzato della famiglia siriana composta da sei persone, agli uffici cantonali competenti è stato rimproverato di aver agito in modo sproporzionato. In tale occasione essi avrebbero violato sia la Convenzione sui diritti del fanciullo, sia la Convenzione contro la tortura, nonché altre disposizioni legali vincolanti, come ad esempio quelle relative al diritto in materia di stranieri e di asilo e quelle della legge sull'impiego della coercizione.

Tutti i rimproveri sono stati confutati
Per fare luce su queste accuse, la Consigliera di Stato Barbara Janom Steiner ha incaricato l'avvocato Dr. Andrea Cantieni di appurare le condizioni del rinvio forzato. Per il suo rapporto il Dr. Cantieni ha tra l'altro parlato con tutte le persone coinvolte nel rinvio forzato a livello cantonale e federale, con rappresentanti di Amnesty International e dell'associazione Miteinander Valzeina, nonché con ospiti del Penitenziario Sennhof. Inoltre, ha visionato le immagini delle telecamere di sorveglianza del Penitenziario. Dagli accertamenti del Dr. Cantieni è emerso che i rimproveri risultano infondati o contrari alla realtà.

Grazie alle immagini del sistema di sorveglianza, si è potuto accertare che non corrispondono al vero le affermazioni secondo le quali i collaboratori della Polizia cantonale o dell'Ufficio per questioni di polizia e di diritto civile avrebbero gettato "come pupazzi" nei veicoli le persone da allontanare. Lo stesso vale per il rimprovero secondo cui i bambini sarebbero stati trasportati separatamente dai loro genitori, sia sui veicoli, sia durante il volo verso Damasco, versione confutata dalle dichiarazioni degli accompagnatori durante il volo.

Non ha trovato conferma nemmeno l'affermazione secondo la quale, al loro arrivo a Damasco, i bambini sarebbero stati traumatizzati. Accompagnatori, medico e assistenti di volo non hanno rilevato indizi in questo senso nel comportamento dei bambini. Per contro, queste persone hanno criticato con decisione i genitori perché avrebbero intimidito i propri bambini con minacce e grida durante il volo e dopo l'atterraggio.

Nessuna prescrizione legale violata
Sono state criticate anche le misure di immobilizzazione adottate dalla Polizia cantonale. Tali misure, come le manette ai polsi e alle caviglie o il casco fatto indossare, nell'ambito dei rimpatri forzati sono previsti dalla legge e nel caso in questione si sono rivelate necessarie e proporzionate. Da un lato le misure servono sia alla protezione delle persone da allontanare, sia a quella del personale che le accompagna. Dall'altro lato i coniugi si sono sempre opposti a un rimpatrio volontario. Inoltre, la moglie ha ripetutamente minacciato di suicidarsi portando con sé i figli, se avesse dovuto lasciare la Svizzera.

Nel rapporto si conclude perciò che i collaboratori del Cantone coinvolti nel rinvio forzato hanno agito con professionalità. Inoltre, non sono state violate né la Convenzione sui diritti del fanciullo, né la Convenzione contro la tortura, e nemmeno altre direttive legislative. Infine, i collaboratori coinvolti hanno agito nel rispetto del principio di proporzionalità.

La Direttrice del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità ha commissionato l'accertamento a un servizio indipendente a seguito delle critiche di numerosi detenuti del Penitenziario Sennhof, contenute in una lettera, inerenti il modo di procedere delle autorità nel Penitenziario, e dopo i rimproveri mossi da Amnesty International Svizzera il 29 luglio 2010. Il rinvio forzato della famiglia siriana si è reso necessario perché la sua richiesta d'asilo e il ricorso contro la decisione negativa erano stati respinti, e perché i coniugi si sono sempre rifiutati di lasciare la Svizzera di propria volontà. Inoltre, essi si sono rifiutati di collaborare nell'acquisizione di documenti del Paese d'origine. A metà luglio di quest'anno, l'Ufficio per questioni di polizia e di diritto civile, in collaborazione con la Polizia cantonale, ha perciò dovuto espellere verso la Siria la famiglia di sei persone dal Penitenziario Sennhof di Coira, dove il marito si trovava in carcerazione in vista dell'allontanamento.


Persona di riferimento:
-Consigliera di Stato Barbara Janom Steiner, Direttrice del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità, tel. 081 257 25 01


Organo: Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità
Fonte: it Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità
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