Reena Krishnaraja entusiasma il pubblico svizzero con il suo umorismo intelligente e arguto. Una conversazione su esperienze quotidiane assurde e sulla domanda piacevolmente sgradevole relativa alle sue «radici».
MIX: Reena Krishnaraja, da giovane donna Lei si esibisce sui palcoscenici svizzeri con taglienti giochi di parole. Quando ha capito di volerne fare una professione?
Reena Krishnaraja (RK): L'idea di dedicarmi seriamente alla commedia è nata gradualmente. Volevo scrivere un'opera teatrale per il mio lavoro di maturità, ma il mio insegnante lo trovava troppo impegnativo, così sono giunta alla stand-up comedy. Quando sono seguiti i primi inviti a esibirmi sul palco e nel 2022 il premio per esordienti «SRF 3 Best Talent Comedy», tutto è diventato più reale. In quella fase, durante un pranzo la mia capa di allora – lavoravo ancora presso un'agenzia di marketing – mi disse in sostanza: «Ora è il momento perfetto. Fallo!» In seguito mi sono iscritta alla cassa di compensazione come lavoratrice indipendente – e l'ho fatta diventare la mia manager (ride). È stato travolgente vedere quante persone credessero in me. Questo mi ha dato il coraggio di cui avevo bisogno.
MIX: Lei è cresciuta a Grub, in Appenzello, dove i Suoi genitori si sono trasferiti dallo Sri Lanka. Le viene ripetutamente chiesto di parlare di queste «radici». Come lo vive?
RK: In linea di principio mi fa piacere quando le persone si mostrano curiose. La questione dell'origine dimostra anche quanto sia complesso il tema della patria oggi. Nella casa dei miei genitori, ad esempio, era presente soprattutto lo Sri Lanka, a scuola la Svizzera. Molti stranieri di seconda generazione conoscono questo contrasto e io lo trovo arricchente. Se con la domanda relativa all'origine mi viene dato a intendere che sono «diversa» e che devo giustificarmi per il fatto di essere nata e di essere a casa qui, allora la cosa si fa problematica...
MIX: In che modo il contrasto cui si è accennato influisce sulla Sua vita quotidiana?
RK: L'esperienza amplia i miei orizzonti. Nonostante possano causare attriti interiori, due impronte culturali sono soprattutto un immenso tesoro. Per il mio lavoro teatrale sono una vera miniera. Trovo anche che questo mi renda più facile assumere prospettive diverse, rendendomi forse anche più empatica.
MIX: Come donna sul palco – tantopiù con un background migratorio – a volte viene etichettata politicamente. È un peso o un'opportunità?
RK: Entrambe le cose. Se nel mio lavoro hai un profilo marcato, va bene. A volte sul palco ho però la sensazione di dover rappresentare da sola un intero gruppo: le donne, le migranti, i giovani. Al contrario, ci sono serate in cui risalti davvero come fossi l'unica, o una delle poche, comiche lette al femminile. È umano pensare suddividendo tutto in categorie: lo faccio anch'io. Il fattore determinante è se ci si prende la briga di vedere le persone in modo differenziato dopo il primo impatto. Anche per questo cerco di giocare con gli stereotipi e di romperli.
MIX: A proposito di temi teatrali. Come li sceglie e come li elabora in vista degli spettacoli?
RK: Spesso basta un'assurda esperienza quotidiana che mi dà da pensare, perché poi la rielabori in qualcosa di nuovo. Traggo temi anche dai colloqui con gli amici oppure dai social media. Mi piace sperimentarli ad-hoc sul palco. Se la reazione è buona, mi annoto delle parole chiave al riguardo. Prima ce la facevo senza. Vediamo se con l'età avrò il coraggio di salire sul palco solo con testi già scritti (ride).
MIX: Sottolinea di non volere semplicemente rompere dei tabù per irritare con umorismo. Per quale motivo?
RK: Come comica posso fare male, ma non essere arbitraria. Riprendo anche cose che sono o sono state tabù nella società, ma in questo caso sollevo soprattutto la questione del perché. Un altro fattore decisivo è chiedermi se, da spettatrice, riuscirei a riderne anch'io. E se merita la risata.
MIX: Studia sociologia, comunicazione e politica a Berna e al contempo fa la comica professionista. In che modo questi mondi si influenzano?
RK: In primo luogo, è una sfida dal punto di vista organizzativo (ride). Dal punto di vista dei contenuti si integrano bene. Lo studio mi dà una struttura e mi aiuta a capire le relazioni sociali. La commedia è il mio contrappeso creativo: meno strutturata, ma in cambio più diretta. A lungo termine vorrei combinare le due cose, ma in questo momento mi sto concentrando maggiormente sullo spettacolo, anche grazie al successo.
MIX: Realizza anche un podcast, scrive editoriali ed è attiva sui social media. Dove si sente maggiormente a Suo agio?
RK: Senza dubbio sul palco. Solo lì nasce una vera interazione. Si percepisce il pubblico, si può essere spontanei, a volte si può anche fallire, e ciononostante si viene sostenuti. Altrove questa dinamica è assente. Per me la commedia vive del momento.
MIX: Come la vive, quando Lei stessa si trova tra il pubblico?
RK: Cosa devo dire? Faccio molta più fatica ad ascoltare che a parlare (ride). Preferisco godermi le commedie a casa con sitcom e serie tv.
MIX: Per concludere: c'è qualcosa che vorrebbe dire alla quattordicenne Reena?
RK: Le direi: non devi stare zitta. Abbi il coraggio di essere quella che sei: non essere una persona a casa e un'altra a scuola. Ci sono abbastanza persone a cui piaci proprio per come sei. Inoltre: i jeggings non sono pantaloni (ride).
Intervista: Philipp Grünenfelder