Ali, Merve e Mohammad raccontano di incomprensioni linguistiche, di momenti di imbarazzo e di espressioni che ora amano particolarmente.
Merve Danaci (38),Seewis
«Sento solo «stellen», nient'altro»
Sono arrivata in Svizzera due anni e mezzo fa. In Turchia ho studiato amministrazione pubblica e ho lavorato come funzionaria doganale. Ora mi sto preparando all'esame federale di specialista in commercio estero. Proprio la parola «Zoll» (dogana) in tedesco mi riesce difficile da pronunciare. In turco la Z è molto più morbida. Per questo motivo, quando racconto della mia professione precedente spesso la gente capisce qualcosa con «soll» che in tedesco significa «devo». Solo quando parlo di «import/export» vedo che si accende una lampadina. Al contrario, i verbi con «stellen» nell'ascolto mi creano difficoltà: bestellen, aufstellen, herstellen. Sento solo «stellen», e nient'altro. Ogni volta ha un significato diverso. All'inizio «Bevölkerung» (popolazione) mi sembrava uguale a «Bewölkung» (nubi), il che confondeva alquanto il mio interlocutore. E quando abbiamo acquistato un'auto, abbiamo chiesto «Ferienreifen» (pneumatici per le vacanze) invece di «Sommerreifen» (pneumatici estivi). È proprio vero che ogni lingua si basa su immagini proprie. All'inizio simili ostacoli mi inibivano molto. Avevo paura di dire qualcosa di sbagliato. Oggi so che sbagliare è parte dell'apprendimento. Sono molto grata alle persone meravigliose che mi ascoltano con pazienza, così i malintesi possono anche risultare divertenti.
Mohammad Hussein Sultani (26),Litzirüti
«Fuori molte cose hanno suoni diversi»
Vivo in Svizzera da quasi due anni. Ho frequentato il liceo in Afghanistan e ho conseguito un diploma in ingegneria informatica in Turchia. Ora vorrei migliorare il mio tedesco da B1 a B2 e fare un master. All'inizio studiavo da solo su internet. Mi ha aiutato il fatto di parlare oltre al dari anche l'inglese e il turco e di conoscere già l'alfabeto locale. Oggi frequento corsi di lingua, vado allo Sprachcafé presso il Kulturpunkt di Coira e guardo le trasmissioni su SRF Play. In questo modo imparerò anche di più sulla Svizzera. La sfida più grande è lo svizzero tedesco. Durante le lezioni impariamo il tedesco standard, ma fuori da lì molte cose hanno suoni diversi. All'inizio la gente diceva sempre «Grüezi». Non capivo cosa volessero dire e rispondevo: «Ja, ja, ja.» Nel frattempo «Uf Wiederluege» è diventata la mia parola preferita. Il contatto con la gente del posto è importante per imparare il tedesco. Ad Arosa gioco a pallavolo e così parlo con degli svizzeri. Quando ci ascoltiamo l'un l'altro, gli estranei cominciano a diventare familiari.
Ali Asil (29),Coira
«Pensavo che il professore mi ritenesse pigro»
In Afghanistan mi ero costruito una buona vita quale progettista di impianti sanitari. Dato che la mia azienda lavorava per organizzazioni internazionali, sono dovuto scappare. Vivo in Svizzera da quattro anni. Fin dall'inizio il mio obiettivo è stato quello di imparare rapidamente il tedesco e di tornare a lavorare nel settore dell'architettura. Quando ho potuto iniziare gli studi presso la SUP GR, durante le presentazioni ero molto nervoso. Una volta parlai così velocemente che il professore mi disse: «Sei patschifig», che in italiano si può tradurre con «rilassati». Io ho capito che mi considerava pigro. È stato un duro colpo, perché avevo lavorato intensamente al mio progetto per settimane. Solo il giorno seguente uno studente mi ha spiegato che nel dialetto grigionese «patschifig» significa appunto calmo o rilassato. Un altro malinteso linguistico che ci ha fatto ridere. Durante un'escursione abbiamo visitato un edificio a Basilea e poi uno nel Canton Zugo. In macchina qualcuno ha detto: «Wir können in Zug schlafen.» («possiamo dormire a Zugo», in tedesco Zug significa però anche «treno»). Siccome non conoscevo ancora il Cantone, io capii «Possiamo dormire sul treno» e gridai: «Non riesco a dormire sul treno!» Rimasero tutti in silenzio per un attimo, poi ci siamo fatti una risata insieme. Questo aneddoto mi fa sorridere ancora oggi.